Ciao, sono Gianluca Peruzzo e faccio parte di quella generazione cresciuta senza Wi-Fi, che giocava a nascondino e correva in bici per le strade delle case dei nonni.
Lavoro nel mondo del marketing digitale da quando fare advertising online significava praticamente solo Google Ads, mentre Facebook era ancora soltanto un social network e in pochi ne avevano intuito le potenzialità per promuovere un’attività.
Capitolo 1
Il mio percorso è iniziato dando una mano a un amico
Nel 2011 uno dei miei migliori amici aveva un blog che, negli anni, sarebbe diventato un punto di riferimento per gli investitori in oro e argento: Deshgold.com.
Ho iniziato aiutandolo a promuoverlo, lavorando sulle landing page, sugli articoli del blog e sui post di Facebook. È stato uno dei miei primi contatti con quel mondo che, da lì in avanti, sarebbe diventato il mio lavoro.
Poi nel 2013 è arrivata l’occasione di lavorare a Roma, in una multinazionale che operava nel settore del mobile content.
Ci sono rimasto per 1 anno e 5 mesi, come Media Buyer, facendo tanta esperienza nell’advertising su dispositivi mobili e arrivando a gestire campagne con budget a sei cifre.
Se devo essere sincero, non è un’esperienza di cui vado particolarmente fiero, soprattutto per il tipo di servizi che l’azienda offriva. Ma c’è una cosa per cui sarò sempre riconoscente a quel lavoro: mi ha fatto conoscere la donna della mia vita.
Tra maggio e giugno del 2014 infatti l’azienda mi ha messo davanti a un bivio: essere licenziato oppure accettare una ricollocazione negli uffici di Madrid.
Ci ho pensato un po’, ma alla fine la decisione è stata abbastanza naturale. A luglio avevo già prenotato il biglietto per partire.
Quello che non sapevo ancora è che, in quell’ufficio di Madrid, proprio accanto alla mia scrivania, sedeva Kalúa. La donna che qualche anno più tardi sarebbe diventata mia moglie.
A volte, ripensandoci, mi viene da sorridere: sono partito per una scelta di lavoro e mi sono ritrovato a cambiare molto più della mia carriera.
Capitolo 2
Free Spirit
Nel febbraio del 2015 era arrivato il momento per me di salutare quel lavoro, licenziarmi volontariamente per la prima volta e intraprendere una nuova sfida. L’azienda si chiamava Spiroox, il ruolo era quello di Global Account manager ma l’industria rimaneva la stessa.

Ho messo molta energia e impegno in questa nuova avventura tanto da diventare da subito l’account manager di riferimento per l’azienda.
Quando c’era un summit del settore, accanto al management aziendale, uno dei nomi che non mancava mai era il mio.
Las Vegas, New York, Amsterdam: ho avuto la possibilità di viaggiare e partecipare agli eventi più importanti del settore, crescendo professionalmente e assumendomi responsabilità sempre maggiori.
Insomma, dal punto di vista lavorativo le cose andavano bene. Ma c’era un problema: Madrid iniziava a starmi stretta.
Mi mancava il mare, mi mancavano le passeggiate in spiaggia e, soprattutto, sentivo sempre più forte il desiderio di lasciare una grande città per uno stile di vita diverso.
Così, tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016, ho iniziato a maturare una decisione che a più di qualcuno sembrava folle: trasferirmi a Valencia insieme a Kalúa.
A quel punto mi sono detto: perché non provare a lavorare da remoto?
Un pomeriggio mi sono seduto con Teresa, la mia direttrice, le ho comunicato la mia decisione di trasferirmi e le ho chiesto se fosse possibile continuare a lavorare per l’azienda da Valencia. Del resto, pensavo, avevamo già due sviluppatori indiani che lavoravano da remoto. Perché non avrebbe dovuto funzionare anche per me?
Peccato che, nel 2016, lo smart working fosse ancora tutt’altro che scontato. E la mia proposta, a quanto pare, non fu accolta proprio come immaginavo.
Nel giro di pochi giorni mi sono ritrovato a firmare una lettera di rinuncia: mi sarebbe stato pagato il mese di lavoro, ma non avrei più dovuto presentarmi in ufficio. In pratica, avevo chiesto di continuare a lavorare da un’altra città e mi ero ritrovato fuori dall’azienda!
Ricordo ancora il saluto di Teresa, che mi definì un Free Spirit. A ripensarci oggi, forse non aveva tutti i torti.
Capitolo 3
Il coraggio premia
Tutto questo succede nel febbraio del 2016.
A marzo siamo già a Valencia, nella nostra nuova casa. E con una bella sorpresa: ho anche un nuovo lavoro.
Eh sì, perché circa due settimane prima di arrivare a Valencia avevo fatto un colloquio a Madrid con Gasmobi, una giovane azienda concorrente di Spiroox.
Erano ancora piccoli, ma avevano bisogno di una figura con la mia esperienza e, soprattutto, con i contatti che avevo costruito negli anni nel settore. Durante il colloquio ero stato chiaro: ero disposto ad accettare uno stipendio più basso rispetto a quello che prendevo prima, a patto di poter lavorare da remoto.
Per me, in quel momento, la priorità era una: costruirmi una vita che mi rendesse più felice, senza dover rinunciare al lavoro.
E così, mentre ero ancora alle prese con gli scatoloni del trasloco, arriva la telefonata di Gasmobi. Avevano accettato la mia proposta!
Divento ufficialmente il primo Global Account Manager dell’azienda e posso continuare a lavorare in un settore che, a essere sincero, non mi rendeva particolarmente felice.
Ma almeno, questa volta, avevo trovato un compromesso, il lavoro non era quello dei miei sogni, ma la città in cui vivevamo ci faceva stare bene.
E così sono rimasto in Gasmobi fino a settembre del 2017.
Un mese speciale, perché è lo stesso in cui io e Kalua ci siamo sposati, ed è anche il mese in cui ho preso una delle decisioni più coraggiose della mia vita.
Una scelta che avrebbe cambiato ancora una volta tutto.
Capitolo 4
Il coraggio premia